Escursioni in Valle d'Aosta

Escursioni e Trekking in Valle d'Aosta

Miniera di Colonna (Foto di: Elena Tartaglione)

Le miniere di Cogne

17 Settembre 2015 francois.burgay 0 Comments

LE MINIERE DI COGNE  – DESCRIZIONE ITINERARIO

Note caratteristiche: Popolata forse in tempi antichi da gente proveniente dalla valle del torrente Soana, Cogne fu dall’XI secolo fino al 1780 sotto la giurisdizione dei vescovi di Aosta, i quali nel 1245 emanarono una carta che ne regolava i rapporti con gli abitanti. Vi eressero una casa-torre nel 1191 con l’assenso dei conti di Savoia e costruirono poi un altro complesso fortificato verso la Valnontey, nel quale il delegato vescovile dovette arroccarsi, nel 1363, per difendersi da una sommossa popolare. Le relazioni tra i vescovi e gli uomini di Cogne furono infatti sempre turbolente a causa di liti sui diritti delle miniere: quella d’argento e di solfuri di piombo-zinco, sfruttata già nel 1150, quelle di ferro (magnetite) della cui esistenza si ha notizia certa nel 1433, ma probabilmente già attive nell’antichità. Le lotte culminarono nel 1641 quando, pretendendo i vescovi il riconoscimento del loro esclusivo diritto sui giacimenti minerari e avendo il senato ducale torinese avallato le loro ragioni, scoppiò una rivolta che li persuase ad abbandonare la partita, cedendo al comune (1679) le miniere “di filone e di torrente”. La mancanza di capitali bloccò però le attività minerarie per più di un secolo, fino all’intervento di Cesare Emanuele Grappein (1772-1855), un medico venuto in contatto all’Università di Torino con idee socialmente avanzate di tipo giacobino, che individuò il problema principale da risolvere: il trasporto a valle del materiale. Dalla miniera a circa 2500 metri di quota lo si doveva infatti portare su slitte fino al paese e da lì, per una tortuosa mulattiera, al deposito di Vieyes, da dove gli abitanti di Aymavilles e Saint-Pierre lo trasportavano nelle acciaierie dell’alta valle della Dora Baltea. Eletto sindaco, il Grappein fece costruire un tratto di strada carrozzabile da Cogne a Vieyes che, iniziato nel 1816, fu terminato nel 1824 con corvée della popolazione. La partecipazione comunitaria allo sfruttamento della miniera divenne un obiettivo del medico, uomo di grande sensibilità sociale, che organizzò un esperimento di gestione collettiva dando agli abitanti un periodo di notevole benessere, tanto che si ebbe un forte incremento nel numero dei residenti azzerando il fenomeno dell’emigrazione stagionale tipico delle montagne. Sorti attriti tra la comunità di Cogne e gli industriali di valle che ne usavano il prodotto, il governo del regno di Sardegna concesse alla società Lasagno, proprietaria delle fabbriche di Villeneuve e Gignod, di fare ricerche nel bacino, cui seguì un inizio di sfruttamento, bloccato da un’ennesima rivolta della popolazione locale culminata nella distruzione delle nuove gallerie (1855). Morto Grappein, nonostante la revoca della concessione alla società Lavagno da parte di Quintino Sella, la seconda metà dell’Ottocento fu un periodo di tragica crisi, soprattutto per il decadimento delle industrie di valle, penalizzate dalle difficoltà dei trasporti, e anche i molti tentativi di vendere all’incanto la miniera andarono falliti. Solo nel 1903 il belga Alfred Theys, cui il giacimento era stato ceduto con contratto quinquennale nel 1898, lo comprò fondando una nuova società mineraria che si consolidò nel 1909 in società per azioni a capitale italo-belga. Iniziò così lo sfruttamento industriale della miniera, al quale corrispose la creazione della teleferica per il trasporto del minerale dal vallone di Liconi alla base e la realizzazione sia del nuovo complesso di Colonna per l’estrazione, sia degli impianti di frantumazione a Molina. L’acquisto della miniera da parte dell’Ansaldo di Genova (1915) diede poi nuovo impulso alle attività (si realizzò allora il “Sistema verticale Ansaldo”, raro esempio di siderurgia integrale nel panorama italiano della produzione degli acciai che dalle materie prime e dalla potenzialità delle risorse idriche sfornò prodotti finiti di alta qualità) e portò alla definitiva soluzione del problema dei trasporti, con la costruzione della carrozzabile Aymavilles-Cogne, che collegò la valle ad Aosta, e la realizzazione di una ferrovia elettrica che, con un percorso di 12 km – passando attraverso la piccola galleria a monte di Crétaz e poi in quella del Drinc lunga km 6,7 – poteva trasportare il minerale sino a Eaux-Froides, nella zona di Pila, da dove scendeva per teleferica direttamente alle acciaierie di Aosta. Negli anni trenta del XX secolo quella che era ormai la Società anonima nazionale Cogne iniziò a costruire un quartiere misto con installazioni industriali ed edifici per abitazioni e servizi nella zona a est del paese di Cogne verso le rive del torrente Grauson, ampliato nel dopoguerra fino agli anni sessanta con nuovi impianti e con il villaggio minatori per 400 operai. L’attività della miniera, diventata una delle migliori d’Italia per la quantità e la qualità del materiale (magnetite priva di zolfo e fosforo), prosperò sino al 1965, quando iniziarono periodi alterni di crisi e di ripresa che si risolsero con la chiusura definitiva nel 1979.

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ITINERARIO
Località di partenza: Cogne, Frazione Moline (1506 m.)
Come arrivare a…: Da Aosta si prende la SS26 in direzione di Courmayeur seguendo però le indicazioni per Cogne. Usciti da Aosta e passato l’abitato di Sarre, ad un semaforo si svolta a sinistra imboccando la SR45 diretta appunto a Cogne. Si attraversa il capoluogo e si procede fino ad entrare a Moline all’immediata periferia Est di Cogne. Si lascia la macchina a Moline e si esce dalla medesima frazione a piedi.
Dislivello: 844 metri
Difficoltà: E
Tempo di percorrenza: 3h30
Segnavia: : 5 (da Moline fino alla miniera di Liconi) – 9 (dalla miniera di Colonna a Montroz) – 5A (da Montroz a Moline, ritorno)
Itinerario: Appena fuori dalla frazione Moline si noti una strada asfaltata che si sviluppa alla sinistra della SR45 (presente cartello giallo in legno con su scritto “Colonna”). Si imbocca questa strada per poi deviare dopo pochi metri a destra dove sono stati collocati dei cartelli segnaletici del Parco Nazionale del Gran Paradiso Si imbocca questo sentiero e si inizia a salire con pendenza moderata sulle assolate pendici del Montsalet. Dopo poco si entra in un bosco e, a quota 1650 metri, si incontra un bivio: a sinistra si va a Montroz seguendo il sentiero 5A, mentre continuando dritti e rimanendo quindi sulla destra si prosegue per la miniera di Colonna. La salita alterna strappi piuttosto faticosi a falsipiani. Si procede nel bel bosco di conifere oltrepassando un corso d’acqua (1740 metri) e, successivamente, si ignora una seconda deviazione a destra (1812 metri – Sentiero 5D) . Usciti dal bosco (2090 metri) si fiancheggia la destra orografica di una profonda gola dove nel periodo tardo invernale e primaverile scorre il Torrente di Liconi. Da qui è già possibile vedere davanti ai propri occhi lo stabilimento minerario abbandonato di Colonna. Alla medesima quota occorre ignorare un sentiero (5C) che si sviluppa da destra e che conduce a Taveronna. Si prosegue stando sulla sinistra. Da questo punto fino alla miniera (2350 m. – 2h00), che si raggiunge attraverso una salita piuttosto ripida e detritica nel tratto terminale, non vi sono altre segnalazioni da fare.
L’ingresso alla miniera è severamente vietato (sono numerosi i cartelli di divieto) per via del totale stato di abbandono dell’intera struttura; sono molte infatti le parti crollate e pericolanti.
Il nostro itinerario prosegue costeggiando la miniera verso destra seguendo l’indicazione 5B. Questo sentiero si abbandona subito al primo bivio che si incontra: si trascura la deviazione a destra (5B – Taveronna) per tenere la sinistra e continuare a costeggiare sul lato destro la miniera seguendo l’evidente traccia fino a sovrastare una Chiesa. Qui, 2440 m., vi è un ultimo bivio segnalato da paline segnaletiche: si trascura la traccia di sinistra che conduce a Montroz (la imboccheremo al ritorno) e si devìa a destra per risalire lentamente il Vallone di Liconi passando sotto il deturpante elettrodotto del Superphénix. La salita al Monte è eccezionalmente segnalata (il sentiero è stato recentemente ri-segnalato) e lungo il percorso si incontrano dei curiosi pannelli in legno incisi recanti la scritta: “I 1000 metri di dislivello del minatore: 900 m dsl” (2448 m.).
Si raggiunge il secondo sito estrattivo (Licony), un raro esempio di magnetite affiorante e terminano anche i “1000 metri di dislivello del minatore” segnalati dalla presenza di un ultimo cartello.
Giunti fino a qui è momento di ridiscendere fino al bivio di quota 2440 metri. Anziché deviare a sinistra, si svolta a destra verso i piloni discendenti dell’elettrodotto. Ci si lascia quindi alle spalle il giacimento di Colonna e si intraprende un largo sentiero (Segnavia 9 in direzione di Montroz) che, dapprima attraverso rocce calcaree (ricordano molto le Dolomiti), poi in un bosco di conifere, compie numerose svolte. A 2320 m. si ignora il sentiero che diparte da destra e che conduce a Gemillian (8D) continuando sul numero 9 (tenendosi sulla sinistra) che conduce a Montroz. Ancora 0h20 e si raggiunge il terzo sito minerario della nostra gita (Costa del Pino), abbandonato nel 1979. Lo si fiancheggia e si continua a scendere fino a raggiungere il deposito “Maison Blanche” (1842 m.) riconoscibile per la presenza di un binario che sale ripido sul versante della montagna. Lo si fiancheggia interamente, il che significa che in prossimità di una freccia gialla posizionata in cima ad un bastone rosso, non si continua a scendere nel bosco, bensì si devìa a destra, si salgono degli scalini (continuando a contornare la struttura della “Maison Blanche”) e si raggiunge una strada sterrata dove è collocata un’ulteriore palina segnaletica.
Si percorre tale strada quasi interamente per abbandonarla nelle immediate vicinanze di un ponte che permette l’attraversamento del Torrente di Grauson (1700 m.). Qui si noterà senza dubbio una traccia di sentiero che, molto evidente, si sviluppa alla vostra sinistra (presenza di paline segnaletiche, una delle quali indica il sentiero 5A per Moline, raggiungibile in 0h15). Purtroppo il sentiero giunti appena fuori dal bosco si perde. A questo punto occorre seguire una lievissima traccia di strada che scende in direzione di una presa d’acqua di colore bianco. Giunti a questo punto il sentiero ritorna ad essere più marcato e si sbuca su una strada asfaltata (Moline). Qui, per ricongiungersi al tracciato percorso all’andata, occorre deviare a sinistra.
Periodo consigliato: da Giugno a Ottobre
Avvertenze & Note: : Itinerario che non presenta pericoli oggettivi.
E’ assolutamente vietato entrare nelle miniere abbandonate perché pericolanti.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 7 Settembre 2009

Cartografia: L. Zavatta – Carta dei Sentieri n°10 – 1:25000 – Escursionista Editore
Bibliografia: L. Zavatta – I Monti di Aosta, Cogne, l’Avic e Champorcher – Escursionista Editore – pp. 63, 64,65

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